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I lavoratori pubblici si assentano il 50% in più di quanto non facciano i privati per un costo complessivo di 3,7 mld. E’ Confindustria a riattizzare così il fuoco della polemica su un tema che, dai ‘fannulloni’ dell’ex ministro Brunetta alla clamorosa protesta dei vigili romani di fine anno, non ha mai conosciuto tregua. Ma è la Cgia di Mestre ad affondare il colpo: un’assenza per malattia su 4, circa il 25,9%, ha, tra gli ‘statali’, la durata di una sola giornata, stimano gli artigiani di Mestre, adombrando il sospetto che queste ‘malattie brevi’ possano in realtà nascondere forme più o meno velate di un assenteismo scorretto.
Un dato che risulta addirittura in crescita del 5,9% rispetto al 2012 mentre è in calo dell’1% tra i privati. Crescono però anche le assenze per malattia di durata compresa tra i 2 e i 3 giorni: l’incidenza sul totale degli eventi, infatti, stando ai dati Cgia, sale al 36,1% nel pubblico e al 31,2% nel privato.
“Un minore assenteismo aumenterebbe l’efficienza e la qualità dei servizi, -chiosa il rapporto del Centro studi di Viale dell’Astronomia- per non parlare del risparmio di 3,7 miliardi che deriverebbe da un minor fabbisogno di personale, mentre è importante che vengano colpiti con maggiore determinazione i furbi che assentandosi ingiustificatamente, recano un danno all’azienda per cui lavorano e, nel caso dei dipendenti pubblici, anche alla collettività”.
I dati, rielaborati da Confindustria sulla base del Conto Annuale della Ragioneria dello Stato, sono d’altra parte netti: nel 2013 i dipendenti pubblici hanno totalizzato in media 19 giorni di assenze retribuite contro le 13 registrate dai lavoratori privati di cui 10 giorni di assenza procapite per malattia e 9 giorni per altre assenze retribuite. Circa 6 giorni in più, dunque, che porta a quota 46,3% la differenza con quanto avviene nelle imprese con oltre 1000 addetti, la cui dimensione più si avvicina a quella del pubblico impiego.
