Meglio le azioni dei fondi comuni

Meglio le azioni dei fondi comuni. E’ questa una delle affermazioni che emergono dall’indagine realizzata dal Censis per la Covip. Secondo quanto comunicato dall’istituto di ricerca il 16% dei lavoratori italiani non sa che l’acquisto di azioni di una azienda è più rischioso dell’acquisto di quote di fondi comuni di investimento.

Ma questo non è l’unico segnale dell’analfabetismo finanziario degli Italiani. L’indagine, infatti, rivela che il 47% dei lavoratori non è in grado di comprendere gli effetti dell’interesse composto sul capitale in un normale conto corrente e uno su due (49%) non sa come varia il potere di acquisto del reddito a fronte dell’incremento dei prezzi, in pratica non riesce a quantificare gli effetti dell’inflazione.

Un’analfabetismo che si ripercuote sulle scelte previdenziali. “I giovani lavoratori italiani (18-34 anni) credono che quando andranno in pensione riceveranno un assegno pari in media al 53,6% del loro reddito da lavoro” si legge nella nota diffusa dal Censis, “e il 30% di essi si aspetta una pensione di base inferiore alla metà del reddito attuale”. Quindi, come reagiscono? Pensando di integrare la pensione pubblica con titoli mobiliari (38,8%), mattone (19%) e, solo nel 17% dei casi, con la previdenza complementare.

Una previdenza che però non gode di molta fiducia tra i lavoratori italiani. Il 35% dei lavoratori autonomi dichiara di non aderire perché non si fida degli strumenti di previdenza complementare, percentuale che scende al 26,5% tra i dipendenti pubblici e al 26,3% tra quelli privati.