Bce: depositi, tassi e super Qe. I piani di Draghi.

A poche ore dall’appuntamento con il meeting del Consiglio direttivo della Banca centrale europea, le tensioni aumentano soprattutto sul comparto bancario. Gli investitori sono preoccupati che un ulteriore taglio sul tasso sui depositi possa influenzare negativamente la redditività degli istituti europei. Preoccupazioni sui tassi, ma timori anche su un ampliamento del programma di Quantitative easing.

La Bce è costretta a intervenire. Sono stati i deludenti dati sull’inflazione in Eurolandia (-0,2% a febbraio) a intrappolare il governatore Draghi ad agire il prima possibile. Le aspettative sull’inflazione di medio termine (a 5 anni) sono in forte calo. Scontato, quindi, l’intervento ma rimane grande incertezza sulle misure che saranno adottate.

Una delle principali sorprese da parte della bce è quella di introdurre un multi-tier system sui tassi sui depositi. Non sarebbe una novità a livello europeo visto che è un sistema già adottato dalla Swiss National Bank e dalla Danmarks Nationalbank. In parole povere il sistema funziona con diversi tassi per i depositi che le banche lasciano nelle casse della Bce. Fino a una certa soglia verrà applicato un tasso, solitamente vicino allo zero. I depositi in eccesso oltre tale soglia avrebbero un tasso molto negativo. Crediamo che tale soluzione possa essere discussa con particolare attenzione dal Governing Council e possa essere una delle principali sorprese di giovedì. Un’altra sorpresa potrebbe essere un taglio molto forte superiore ai 20 punti base sul tasso sui depositi portando il costo di depositare fondi nelle casse dell’istituto di Francoforte pari allo 0,60% o 0,75%. Non crediamo che tale scenario abbia molte possibilità perché avrebbe effetti molto contrattivi sui margini di intermediazione del comparto bancario.

Il piano di Qe dovrebbe essere esteso di almeno tre mesi, da marzo 2017 a giugno 2017. In merito all’estensione la Bce potrebbe spingersi anche oltre con un prolungamento del piano di Quantitative easing di sei mesi, fino a settembre 2017. Anche se si ritiene che ampliare la tipologia degli acquisti possa avere effetti positivi sul mercato, le mani di Draghi sono abbastanza legate. Oltre all’opposizione dei banchieri centrali dell’Europa core, Draghi infatti deve affrontare il problema della illiquidità di alcuni mercati. Il mercato dei corporate bond europeo è molto piccolo e illiquido, lo stesso vale per quello degli Abs. La tipologia degli acquisti è sicuramente uno dei punti che saranno più discussi all’interno del Governing Council. Riteniamo sia molto probabile un ampliamento degli asset, consideriamo più probabile una scelta su titoli più ‘sicuri’ con elevato rating (corporate bonds con rating alto) rispetto a soluzioni più rischiose (equity, debito bancario) e altre meno ‘diplomatiche’ (titoli di stato esteri). Le sorprese sul piano di Qe potrebbero riguardare soprattutto l’ammontare del piano (un incremento mensile ben maggiore dei 10/20 miliardi attesi) e una estensione del programma fino a dicembre 2017. Difficilmente crediamo che le sorprese possano riguardano la tipologia di titoli acquistabili con l’introduzione di asset rischiose.