Confesercenti: la crisi ha eroso i consumi

Nonostante una crescita del reddito disponibile delle famiglie che nel triennio 2016-2018 dovrebbe ammontare al 2,3%, lo scarto negativo rispetto ai valori pre-crisi resta di circa 70 miliardi, pari a un calo del 6,2%. Con i prevedibili effetti sulle scelte in materia di consumi e di insicurezza. E’ lo scenario disegnato da un’analisi Cer- Confesercenti, dal significativo titolo ‘La Grande Incertezza’, che parla di un Pil che dovrebbe crescere solo dello 0,8% quest’anno, per scendere a +0,7% nel 2017 e salire a +0,9% nel 2018.

Quanto all’indebitamento, continuerebbe a ridursi per tutto il periodo, ma con una velocità inferiore a quella richiesta dalle regole europee. In cifre, ciò significa che l’indebitamento scenderebbe dai 39 miliardi stimati per l’anno in corso ai 21 mld del 2018, con una flessione in quota di Pil dal 2,3 all’1,2%, risultato del miglioramento dell’avanzo primario (+0,3 punti in percentuale di Pil) e della diminuzione della spesa per interessi (-0,3 punti).

L’analisi Ref mostra peraltro il pesante impatto dell’aumento delle aliquote Iva agevolate previsto dalle clausole di salvaguardia : con un aumento di 3 punti dell’aliquota agevolata oggi al 10%, che passerebbe quindi al 13%, e di 1 punto sull’aliquota super-agevolata, passando dal 4 all’5%, gli effetti sulla crescita della nostra economia sarebbero significativi. L’Italia, ricorda il Ref, presenta, tra le maggiori economie dell’eurozona, il livello più elevato di pressione fiscale sui consumi, che ha toccato nelle sue diverse forme un valore dell’11,7% del Pil, che si confronta con l’11% della Francia, fino al ben più modesto 9,5% osservato in Spagna. Nel caso italiano, le imposte sui consumi che garantiscono questi quasi 6 punti in più di Pil di gettito oltre all’Iva, sottolinea il Ref, sono principalmente le accise, pari a circa il 3% del Pil, a cui si aggiungono i proventi derivanti dai monopoli, ovvero le imposte sui tabacchi e sui giochi, che assommano quasi l’1%.