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Secondo uno studio condotto dal Censis, l’economia sommersa in Italia corre a un ritmo più che doppio rispetto a quella ufficiale. Nel periodo 1995-2000 ha registrato una crescita media annua del 2,5% contro un incremento medio annuo del Pil pari a circa l’1%.
Le stime ufficiali valutano pari al 14,7% la quota del Pil (al 1999) derivante da attività che sfuggono al fisco o impegnano lavoro irregolare. Sulla base di indagini recenti, effettuate dal Censis, a tale quota va aggiunta un’ulteriore componente, non osservata dall’Istat, pari al 5,1% del Pil e ciò porta le attività economiche sommerse a costituire in Italia una quota che sfiora il 20%.
Secondo il Censis, se da ulteriori verifiche risultasse che la produzione “sommersa” arriva a superare i 115 mila miliardi di lire, che non sono attualmente calcolati nel Pil, si riprodurrebbero le condizioni che, per due volte negli ultimi 25 anni, hanno portato a una rivalutazione dei conti italiani.
