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Aprirà presto a nuovi capitali esteri attraverso la fusione della Borsa di Shenzhen con quella di Hong Kong e tra due giorni ospiterà per la prima volta un G20. A un anno dal crollo delle Borse cinesi e dalla svalutazione-record dello Yuan per sostenere la sua economia, la Cina ha diminuito i suoi scambi commerciali ma ha aumentato visibilmente i suoi investimenti diretti nel mondo, in particolare in Europa. Secondo le stime del CeSif, centro studi per l’Impresa della Fondazione Italia Cina, infatti, ammontano a circa 20 miliardi di dollari gli investimenti della Cina in Europa nel 2015, un valore raddoppiato rispetto al 2014 quando erano stati 10,8 miliardi.
Il Pil della Cina nel 2015 è stato il più basso dal 1990 e continua a rallentare: nel 2016 resterà, secondo il Governo cinese, nel range 6,5%-7% e questo anche a causa del passaggio da un modello trainato dalle esportazioni e dagli investimenti fissi lordi a uno basato prevalentemente sui consumi interni. Oltre ai 43 miliardi spesi da ChemChina per il colosso della chimica agricola, nei primi sei mesi del 2016 la Cina ha acquisito decine di aziende tedesche, soprattutto high tech, tra cui Kuka, una delle più innovative dal punto di vista ingegneristico.
Non sono mancate, poi, le acquisizioni nel settore leisure e sport (in Italia le più recenti riguardano le squadre di serie A Inter e Milan), con il calcio entrato per la prima volta nei piani quinquennali del Governo. Questo è un passaggio a una fase di maggior maturità dell’economia cinese. All’origine degli investimenti c’è l’accumulo di surplus commerciale dal parte della Cina.
Alla crescita degli investimenti diretti esteri -sono stati 128 i miliardi i flussi in uscita nel 2015 dalla Cina, che è terza dopo Usa e Giappone (dati Ice)- è corrisposto però “un rilevante rallentamento di import e export” cinesi che ha avuto come conseguenza “l’aumento degli squilibri nel commercio internazionale”, sottolinea Corò. A luglio, ad esempio, l’export cinese è calato del 4,4% su base annua e l’import è andato ancora peggio (-12,5%). Questo, però, “rientra in una strategia economica che la Cina sta portando avanti con una consapevolezza e una capacità di governo che non è comune in altri Paesi”.
Al G20, che tra i temi dell’agenda ha proprio la deglobalizzazione e il rilancio del commercio “si parlerà necessariamente anche di questo, perché è la prima volta dopo il 2008 che c’è una significativa contrazione del valore degli scambi internazionali in tutto il mondo”.
