Dati satistici, che passione!

L’inflazione dei dati diffusi risulta evidente nella comunicazione quotidiana di giornali e televisioni, con misurazioni, rating, indicatori di agenzie internazionali che assurgono a notizie e rischiano di disorientare famiglie e imprese, più che aiutarle ad affrontare le difficoltà. I sondaggi di opinione rientrano in questo trend di iperproduzione di dati.

Considerando solo quelli comunicati all’Agcom, in Italia vengono diffusi i risultati di più di 400 sondaggi all’anno, in media più di uno al giorno. Nelle prime 22 settimane del 2013 i sondaggi pubblicati sono stati 174 (una media di 8 a settimana) sugli aspetti più vari. Si spazia dalle opinioni sul quadro politico a quello che pensano gli italiani sull’arte in tempo di crisi, dall’importanza delle ferie all’opinione dei consumatori sulle aperture domenicali degli esercizi commerciali.

Vengono così prodotti numeri e tabelle sui fenomeni più diversi in una sorta di corsa al «presentismo», nel tentativo di documentare quello che accade. Ma si tratta di opinioni capaci di descrivere solo una parte della realtà, non di interpretarla nella sua complessità. Così il contesto in cui viviamo diventa un paesaggio impersonale, che perde significato. Anche la produzione di dati sul sistema economico e sociale è molto aumentata negli ultimi anni.

Nelle prime 22 settimane del 2013 l’Istat ha pubblicato 95 diverse indagini: una media di 4 indagini a settimana. Tra i primi sei mesi del 2010 e il primo semestre del 2013 la diffusione di dati statistici dell’Istat è aumentata del 23%, in un’ottica di maggiore disponibilità di numeri per il vasto pubblico. Gli accessi al sito Istat per scaricare dati sono aumentati negli ultimi 7 anni del 160%. E tanti sono gli istituti che elaborano stime sul ciclo economico e che producono numeri quasi a getto continuo.

Oltre all’Istat, con 44 differenti release all’anno su temi micro e macroeconomici (dalla produzione industriale ai consumi, dai dati contabili delle amministrazioni pubbliche ai dati sul mercato del lavoro, al clima di fiducia delle famiglie e delle imprese), frequenti fornitori di dati sono il Fondo monetario internazionale, l’Ocse, la Bce, l’Eurostat, la Banca d’Italia, il sistema delle Camere di commercio, le associazioni di rappresentanza.

Più recente è il fenomeno degli open data messi a disposizione dalle amministrazioni pubbliche. Oggi sono disponibili più di 4.800 dataset di open data, rilasciati prevalentemente da amministrazioni centrali e comunali. I dati aperti hanno generato per il momento 156 app a disposizione degli utenti.
Più numeri, più informazioni, più opinioni. Ma quanti dati oggi vengono correttamente interpretati?