Taglio debito: per l’Ue servono dati tangibili

“Finora non sono stati compiuti progressi tangibili in Italia verso ulteriori misure di risanamento e per il taglio del debito, come chiesto dalla Commissione Europea -lo scrive la Bce nel suo bollettino mensile-. E’ importante effettuare i necessari interventi affinché siano soddisfatti i requisiti previsti dal meccanismo preventivo del Patto di Stabilità e crescita, soprattutto per quanto riguarda la riconduzione del rapporto debito/PIL su un percorso discendente”.

La Bce manterrà i tassi bassi a lungo e si dice pronta ad azioni risolute se necessario. Manterrà un orientamento accomodante di politica monetaria finché sarà necessario; ciò sosterrà la graduale ripresa dell’economia nell’area dell’Euro.

Il Consiglio direttivo continua ad attendersi che i tassi di interesse di riferimento della Bce restino su livelli pari o inferiori a quelli attuali per un prolungato periodo di tempo. Tale aspettativa si fonda su prospettive di inflazione complessivamente contenute anche nel medio termine, tenuto conto della debolezza generalizzata dell’economia, del grado elevato di capacità inutilizzata e della modesta creazione di moneta e credito. Il Consiglio direttivo segue con attenzione gli andamenti nei mercati monetari ed è pronto a prendere in considerazione tutti gli strumenti disponibili. Nel complesso, esso resta fermamente determinato a mantenere l’elevato grado di accomodamento della politica monetaria e a intervenire ulteriormente con azioni risolute, se necessario.

Intanto però il PIL della zona Euro crescerà dell’1,2% nel 2014, dell’1,5 nel 2015 e dell’1,8 nel 2016. E’ quanto afferma la Bce segnalando che rispetto alle proiezioni macroeconomiche degli esperti dell’Eurosistema di dicembre 2013, l’espansione del PIL in termini reali indicata per il 2014 è stata rivista lievemente al rialzo. Tuttavia i rischi per le prospettive economiche dell’area dell’euro continuano a essere orientati al ribasso. Nel 2014 il rapporto debito/PIL dovrebbe toccare il picco al 93,5% per poi imboccare un percorso discendente. Con un calo di soli 0,3 punti al 93,2% nel 2015, seguito da una riduzione più consistente l’anno successivo al 92,2%.