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Le scelte finanziarie degli italiani nel terzo anno consecutivo di ribassi dei mercati azionari sono state studiate dal XX Rapporto Bnl/Centro Einaudi sul risparmio e sui risparmiatori in Italia, basato su un’indagine Doxa – svolta nel mese di luglio del 2002 e arricchita con un instant poll telefonico a ottobre – su un campione rappresentativo di oltre 1.000 famiglie italiane. Il Rapporto 2002 costituisce anche l’occasione per rivisitare i risultati più salienti emersi nel corso dei venti anni di ricerca compiuta, evidenziando trend di lungo periodo e incrociandoli con la storia economica italiana. Questa XX edizione è stata curata da Andrea Beltratti dell’Università Bocconi. Protagonisti sono i risparmiatori. Sono le loro opinioni, le loro osservazioni, le loro aspettative che danno forza alle analisi del Rapporto. Sono, in altre parole, le confessioni dei risparmiatori che permettono di fotografarne i comportamenti, nello scenario tormentato di questi anni. Il Rapporto, dunque, si conferma ancora come punto di riferimento indispensabile per comprendere le dinamiche di evoluzione del risparmio in Italia.
Ecco i risultati più significativi.
La crisi finanziaria non ha inciso sulla fiducia nelle prospettive economiche. Nonostante il crollo dei mercati azionari gli italiani rimangono ottimisti sul futuro.
– Si stabilizzano gli obiettivi dell’investimento finanziario. I dati mostrano come sia stato riassorbito, a livello di obiettivi, lo shock dell’11 settembre.
– Crolla la fiducia verso l’informazione economica ufficiale. Solo il 13% degli intervistati crede che il livello d’inflazione rilevato dalle fonti ufficiali corrisponda al reale aumento dei prezzi, il 41% pensa che inflazione reale e inflazione ufficiale non corrispondano per niente.
– Le cause dell’inflazione. Solo il 2% crede che l’aumento dell’inflazione sia legato alla crescita dei prezzi del petrolio, il 9% pensa che i prezzi siano aumentati a causa di “manovre speculative” da parte delle imprese, ma il colpevole viene identificato nell’introduzione dell’euro dal 77% degli intervistati.
– La sfiducia verso la comunicazione delle imprese. Il 60% degli intervistati ha affermato di essere al corrente della situazione di malessere presente nel mondo economico e finanziario statunitense, in particolare per quanto riguarda i bilanci truccati delle imprese e le frodi commesse da alcuni grandi manager d’azienda. Solo il 14% ritiene che il mercato statunitense abbia problemi diversi da quello europeo, e possa quindi essere considerato un caso diverso.
– Chi può ristabilire la fiducia? Gli italiani sono divisi. Il 26% chiede una risposta al Governo, probabilmente pensando che si tratti di un problema politico o comunque di un problema troppo ampio per essere affidato semplicemente ai tecnici. Fra i tecnici, le banche riscuotono i maggiori consensi, seguiti dalla Consob. L’8% afferma tristemente che ormai è tardi: ci vorranno molti anni per ripristinare la fiducia distrutta.
(continua)
