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Gli italiani preferiscono il “fai-da-te” nella costituzione della pensione privata. Molti intervistati percepiscono con chiarezza il rischio di avere un reddito insufficiente nel momento di cessazione dell’attività lavorativa, ma nutrono diffidenza nei confronti degli strumenti finanziari che dovrebbero essere dedicati a queste finalità. In conseguenza, 4 intervistati su 10 preferiscono investire da soli il risparmio per la vecchiaia.
– Cresce lievemente la rilevanza del risparmio. Si intravede un lieve aumento nella propensione degli italiani verso il risparmio, pur nel contesto di una incapacità di attuare un risparmio programmato al raggiungimento di obiettivi. Diminuisce la percentuale di chi afferma di non avere risparmiato, che passa da 48 a 34%, il livello minimo stimato dal Rapporto dal 1993 ad oggi.
– Alla ricerca della sicurezza in un quadro confuso. I risparmiatori ritengono che il quadro di riferimento per il risparmio sia peggiorato rispetto a un anno fa. Resta bassa, al 9%, la quota di risparmiatori che pensano che la scelta degli investimenti sia diventata più facile, mentre aumenta ulteriormente (dal 35 al 36%) il peso di chi ritiene che lo scenario sia peggiorato. Oltre il 50% degli intervistati parteciperebbe volentieri a corsi di finanza personale. In tutti i casi aumenta molto la quota degli investitori che vedono nella sicurezza la caratteristica principale degli investimenti, a discapito del tentativo di speculazione di breve periodo.
– La rilevanza di immobili e beni rifugio. L’acquisto di immobili e beni rifugio si conferma sugli alti livelli dello scorso anno, un fenomeno intensificatosi con il periodo di discesa dei corsi azionari. Gli immobili diventano “l’investimento alternativo” che presenta una correlazione relativamente bassa con i mercati azionari e obbligazionari e consente la protezione del valore della ricchezza in fasi di crisi. L’inizio della diffusione dei fondi immobiliari avvicina ulteriormente i risparmiatori a questi tipi di investimento, consentendo inoltre l’ingresso nel settore degli uffici e non solo nel residenziale, che è al momento quello privilegiato dalle famiglie italiane.
– La banca è al centro delle attività di consulenza. Le fonti di consulenza ritenute più affidabili sono quelle di origine bancaria. Per 6 investitori su 10 la banca è al primo posto nella classifica delle fonti di consultazione. La sfiducia si estende ai giornali: le informazioni finanziarie contenute nei giornali sono ritenute essere generalmente attendibili solo dal 18% degli intervistati (contro il 29 dello scorso anno).
– L’informazione è spesso insufficiente. Gli italiani dedicano poco tempo all’informazione finanziaria, e forse anche per questo motivo sono trattati dagli intermediari sulla base di condizioni contrattuali che forniscono spesso spunti di lamentela. Sorprende il limitato tempo dedicato a ottenere informazioni utili per investire e alla cura delle finanze personali: due terzi dei risparmiatori non ha la minima idea di quanto tempo dedichi a questa attività. Di quelli che hanno saputo rispondere, la metà dedica meno di mezz’ora alla settimana alle informazioni sulla finanza personale.
(fine)
