Il colore si compra in boutique!

Una struttura bellissima, un arredamento di grande impatto, un ambiente pulito, aree dimostrative e consulenza. A Taranto, Latorre il colore lo vende così!


Pensi a un negozio di vernici e, francamente, ti immagini una cosa diversa. Ma qui non è così, già dall’esterno si capisce che non si entra in un colorificio ‘normale’. L’insegna non dice di cosa si occupa il punto vendita, la familiare scritta ‘colorificio’ non c’è. Semplicemente, un nome: Latorre, in lettere di acciaio satinato poste in rilievo su una targa dello stesso materiale. Entri, e la sorpresa è enorme, sembra uno studio di progettazione di interni, un ufficio di designer. Eppure il colore c’è, anzi: è il 100% di ciò che il negozio propone ai suoi clienti.
Si cammina su una passatoia rossa, corrispondente ad un inserto ondulato rosso sul soffitto; due ambienti sono divisi da colonne enormi, tra l’una l’altra, inconfondibili, le latte Boero sembrano costruzioni geometriche. Un banco corre lungo una parete sulla quale, al posto degli abituali scaffali, trova spazio una libreria dal design ultramoderno. Già: e gli scaffali? Sono pochi, in due settori, uno prospiciente l’ingresso e l’altro verso il fondo del punto vendita. Nel primo settore trovano spazio i decorativi, le pitture che ‘arredano’, nel secondo gli altri prodotti. Sempre in questa zona l’area tintometria, con annessa area dimostrazione.
Sul lato di fronte al bancone, una serie di nicchie, che corrono in realtà lungo tutto il perimetro del negozio: riproducono ambienti arredati e sono, in realtà, le vetrine che, idealmente, trasportano gli osservatori della strada all’interno del punto vendita. Tra una nicchia e l’altra, scaffali per presentare prodotti complementari al colore, come i bordi.
Anomalo decisamente, questo negozio, così come diversa dal solito è l’atmosfera al suo interno: tranquilla, rilassata, consapevole che la scelta del colore è uno stato dell’anima, prima che un fatto solo visivo.
Di questa meraviglia parliamo con i due titolari, Michela e Alfredo Fanigliulo, che conducono l’attività assieme ad Egidio -il figlio di Alfredo-, ad Anna Drago e a Salvatore Giacovelli.

Complimenti! Non sembra davvero di essere in un colorificio…
Michela- In effetti i lavori di ristrutturazione, che abbiamo ultimato recentemente, hanno cambiato profondamente il nostro modo di apparire, e ne siamo molto contenti, perché all’apparenza corrisponde un cambiamento ugualmente profondo, del nostro modo di vivere questo mestiere.
Da punto vendita misto a negozio trattante una merceologia unica, da generalisti a specialisti, da commercianti a consulenti: la trasformazione del punto vendita ha cambiato l’attività, e con lei sono mutati il nostro approccio al lavoro e il senso complessivo del nostro ruolo.

Quali sono stati i passaggi più importanti della vostra storia?
Alfredo- L’attività esiste da circa 30 anni, ed è stata iniziata da nostro padre. Naturalmente, essendo lui falegname la merceologia è stata legata per anni al suo mestiere: quindi legno, ferramenta e utensileria principalmente, un mondo in cui il colore rappresentava una piccola parte. Nel 1997, con il trasferimento in questa nuova sede e l’ampliamento del colore, abbiamo dato una prima svolta importante. Il consolidamento e la progressiva specializzazione nel colore, l’inserimento del tintometro prima e dello spettrofotometro poi, la passione sempre più forte di Michela per la decorazione e le pitture sono stati un altro momento fondamentale. Gli ultimi passaggi sono storia recente: la ristrutturazione del negozio, l’implicita specializzazione definitiva nel colore con la conseguente eliminazione delle altre merceologie, il cambio di ragione sociale, con l’eliminazione della parola ferramenta e il semplice nome della famiglia: Latorre.

Come è nata la passione per il colore?
Michela- Il colore l’abbiamo sempre trattato, ma è stato il tintometro che ha fatto scattare la passione irrefrenabile per il colore. Prima la pittura era impersonale, un barattolo chiuso; adesso il colore lo creiamo, lo facciamo in qualunque tonalità. Ne facciamo anche di tantissimi tipi e quasi tutta la nostra vendita passa attraverso la realizzazione di tinte a tintometro. E poi mi piace l’aggiornamento, continuo e stimolante: corsi e dimostrazioni, applicazioni, prove: tutto ciò ci rende consulenti del colore, specialisti della decorazione

Questa evoluzione che cambiamenti ha portato?
Michela- Innanzitutto ha spostato moltissimo la tipologia di clientela, oggi composta prevalentemente di privati. Inoltre, qui si parla di una sola cosa: esposizione, angoli prova, campionature di colore, tutto porta verso il colore: siamo una boutique del colore! I nostri clienti hanno la possibilità -che apprezzano moltissimo- di provare le finiture, valutandone la complessità dell’applicazione, il risultato: esattamente come in una boutique si fa per i vestiti…
La ristrutturazione e la nuova elegante impostazione ci hanno permesso di acquisire una fascia di clientela con più alto potere di acquisto rispetto al passato. Inoltre, oltre ai privati e agli imbianchini abbiamo avvicinato una utenza nuova: architetti, designer, studi di progettazione. Su questi clienti abbiamo attivato da poco un’attività di promozione mirata che sta dando buoni riscontri.

E quali tendenze notate nei consumi?
Michela- Cresce il mercato del fai da te, per varie cause: il costo della manodopera è molto alto, i prodotti sono sempre più facili da applicare, in questa zona, inoltre, ci sono ‘professionisti’ troppo spesso improvvisati. E poi i prodotti di oggi sembrano studiati apposta per i privati: versatili, personalizzabili, creativi, di buona qualità. Nel nostro angolo prova ci rendiamo conto di quanto queste esigenze siano vere.

Vendete più prodotti per interno o per esterno? E quali sono più richiesti?
Alfredo- Sicuramente la nostra tipologia di clientela sposta la domanda di pitture principalmente verso prodotti per l’interno delle abitazioni. Ci pare poi evidente un avvicinamento marcato ai prodotti di buona qualità o per soluzioni specifiche. Cresce, insomma, la consapevolezza che un buon prodotto garantisce una resa superiore, e dato che la finitura è l’aspetto più immediatamente riconoscibile del lavoro svolto sulla parete, non ha senso rovinare un buon lavoro con un prodotto di scarsa qualità. L’incidenza del costo della pittura sul lavoro, inoltre, è bassa, e questo costituisce un motivo in più per acquistare un buon prodotto.
Per quanto riguarda le tinte quelle più di tendenza sono gli ocra, i gialli, gli aranci, colori ‘shock’ per colorare gli ambienti anche, magari, su una sola parete. La cosa interessante di questo fenomeno è che questi colori così vivi non vengono proposti solo dagli architetti, ma anche dai consumatori privati.

Anche le imprese sono sensibili alla qualità dei prodotti?
Alfredo- Le cose qui cambiano più lentamente, ma i risultati arrivano. Esistono ancora applicatori che lavorano con il prezzo, o che pensano di sapere già tutto solo perché lavorano da tanti anni, ma in realtà sono sempre meno, e il lavoro costante di aggiornamento tecnico e di informazione sui nuovi prodotti e le nuove tecniche dà risultati importanti.

Nel meridione è abbastanza diffuso l’abbinamento colore/complemento d’arredo. Qui no, come mai?
Michela- Siamo consapevoli che il colore inteso come finitura si ‘sposi’ con altri prodotti come i parati, i tessuti murali, i tendaggi o altro ancora, ma la nostra è una scelta molto decisa in termini di specializzazione. Noi vogliamo trattare il colore, soltanto il colore, e per farlo abbiamo deciso di lavorare con un’azienda leader nel settore, in grado di supportarci a 360 gradi in questa missione.

Quanto pesa la concorrenza alla vostra attività?
Alfredo- Pesava più prima, quando eravamo rivenditori generalisti. Da noi si trovavano tanti prodotti, anche troppi, e questo generava una mancanza di identità nella percezione che di noi avevano i clienti. Ora è diverso. Siamo conosciuti, pur avendo ristrutturato il punto vendita da pochi mesi, come specialisti del colore, siamo un punto di riferimento per chi vuole ‘colorare’ il proprio ambiente. Inoltre, questo ha anche semplificato molto l’attività di magazzino, riducendo sia la quantità di prodotti in giacenza sia il tempo necessario per verificare gli assortimenti. Però non è che ci sia meno concorrenza: è il nostro modo di presentarci e di lavorare che è cambiato!

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