Cerca un articolo nell'archivio >
Il Centro Studi Confcommercio ha commentato i dati diffusi dall’Istat sui prezzi alla produzione sottolineando che il dato di settembre è stato, come di consueto, fortemente influenzato dalle dinamiche registrate dai prezzi dell’energia che segnalano rispetto ad agosto una diminuzione dell’1,3%.
Analizzando il dato relativo ai prezzi alla produzione dei beni finali di consumo, quelli che vengono acquistati dalla distribuzione per essere poi posti direttamente sul mercato, la situazione -prosegue Confcommercio- continua a risultare abbastanza preoccupante in quanto l’incremento rispetto ad agosto è stato dello 0,4%, uno dei più elevati da gennaio del 2002, e su base annua dell’1,9%. All’interno dei beni continua peraltro a risultare significativa la tendenza all’aumento dei prezzi dei beni alimentari e delle bevande che segnalano su base mensile un aumento dello 0,6% e rispetto a settembre del 2002 una variazione del 3,2%. Questi dati sono un’ulteriore conferma che le dinamiche registrate dall’inflazione al consumo non sono frutto di comportamenti speculativi della distribuzione, ma rappresentano solo la parte finale di una tendenza inflattiva che attraversa tutto il sistema italiano, le cui origini andrebbero indagate in modo più approfondito rispetto a quanto è stato fatto fino ad oggi. E’ anche da sottolineare -conclude la nota del Centro Studi- come proprio i dati relativi alle dinamiche dei prezzi industriali per i beni di consumo siano un ulteriore segnale di preoccupazione circa le prospettive nel breve medio periodo dell’economia italiana, in quanto indicano che le spinte sui prezzi non si sono ancora esaurite. Situazione che potrebbe determinare un ulteriore appesantimento della dinamica della domanda per consumi e di conseguenza allungare la fase di stagnazione dell’economia italiana.
