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Il rapporto che la Fondazione Rodolfo Debenedetti presenterà a Trieste il 23 giugno al convegno “Politiche dellimmigrazione e Welfare State” pone un problema e delinea una sfida al tempo stesso.
Il tema è quello dell’immigrazione e la prima considerazione è che nel 2030, con l’allargamento dell’Unione all’Est, si prevede l’arrivo di circa tre milioni di lavoratori immigrati, spesso qualificati e dotati di buona professionalità.
A questa previsione si accompagna una riflessione interessante, relativa al tipo di immigrazione: per esempio l’Italia, che ha in assoluto una percentuale di immigrati molto inferiore rispetto agli altri Paesi europei, non riesce ad attirare quella manodopera qualificata di cui avrebbe assolutamente bisogno. La nostra immigrazione proviene infatti per oltre il 70% dai Paesi sottosviluppati e si caratterizza per la scarsa professionalità, e solo l’1,3% proviene dai Paesi dell’Est, area molto più qualificata.
Al contrario, in Germania la manodopera che arriva dall’Est è l’11,2%, mentre quella che arriva dai Paesi in via di sviluppo supera di poco il 16%. La Francia presenta invece una situazione più simile alla nostra: il 53% degli immigrati proviene da Paesi sottosviluppati, solo l’1,8% da Paesi dell’Est.
