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“A un anno dall’avvio dei massicci acquisti di titoli da parte della Banca Centrale Europea (60 miliardi al mese), non trovano soluzioni i problemi nell’Eurozona della bassa inflazione e della stretta dei prestiti alle imprese “. A lanciare l’allarme l’Ufficio Studi della Cgia a stilare un primo bilancio del Quantitative Easing della Bce, l’operazione avviata dalla Bce il 9 marzo del 2015 con l’intento di riportare il tasso di inflazione al 2% e dare fiato all’economia.
I risultati del Qe a livello di eurozona, secondo la Cgia, sono stati deludenti specie se si considera che, nell’ultimo anno, il livello medio dei prezzi nell’Area dell’euro è cresciuto di appena lo 0,1% mentre i prestiti alle società non finanziarie europee sono scesi di 0,7 punti percentuali. Anche in Germania e in Francia, dove le previsioni di crescita economica per il biennio 2016-2017 sono più favorevoli che in Italia e dove i prestiti alle società non finanziarie sono aumentati negli ultimi 12 mesi, l’inflazione è prossima allo zero (+0,2% per i consumatori tedeschi e +0,1% per quelli francesi).
Vi sono poi alcuni paesi in piena deflazione: valutando l’andamento dell’indice medio dei prezzi al consumo HICP negli ultimi 12 mesi (febbraio 2015-gennaio 2016) si evince come, rispetto allo stesso periodo di un anno prima, i prezzi siano scesi dello 0,5% in Spagna e in Lituania, dello 0,8% in Slovenia, dello 0,4% in Slovacchia e dello 0,1% in Finlandia. Nessun paese dell’area euro presenta un’inflazione superiore all’1% (il tasso di crescita dei prezzi più elevato si trova in Austria, +0,9%) e l’obiettivo del 2% rimane un miraggio.
Quanto all’Italia, sebbene la Bce abbia acquistato più di 87 miliardi di titoli di stato italiani (dati al 31 gennaio 2016, pari al 16 per cento del totale), con riferimento agli ultimi 12 mesi, l’inflazione è salita di appena lo 0,2%, mentre i prestiti alle società non finanziarie (cioè alle imprese) sono scesi del 2,3% (pari a una contrazione di 15 miliardi di euro). Il credito alle imprese, quindi, stenta a ripartire nonostante la domanda di finanziamenti da parte delle aziende registrata nel 2015 risulti in aumento (+4,5% rispetto al 2014). I dati sugli impieghi totali alle imprese indicano come, dalla fine del 2014 alla fine del 2015, le consistenze siano scese ancora di quasi 15 miliardi di euro (-1,6%) con saggi più negativi in Lazio (-4,6%), in Veneto (-3,4%), in Calabria (-3,3%) e in Basilicata (-3,0%). Le imprese italiane sono ancora nella morsa del credit crunch anche se cominciano ad intravedersi alcuni cambi di tendenza: in Campania (+0,2%), Abruzzo (0,5%), Trentino Alto Adige (+2,1%), Sardegna (+2,9%) e Friuli Venezia Giulia (+3,5%) gli impieghi alle imprese sono cresciuti tra il 2014 e il 2015.
