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L’inflazione italiana è superiore di almeno mezzo punto alla media europea, ma gli Italiani la “percepiscono” ancora più alta: “al 6%” dice Luigi Buggeri dell’Istat, che dà anche una spiegazione.
Dall’inizio dell’anno è al 2,6% il tasso di inflazione “acquisito”, cioè il dato che si registrerebbe a fine anno se da settembre a dicembre l’indice restasse invariato. Biggeri ha quantificato nello 0,5% medio il differenziale tra la media inflazionistica italiana e quella europea, con un divario che “ha cominciato a manifestarsi a partire da maggio 2002, raggiungendo il punto più alto nei mesi estivi”. In Italia, “la sfortuna è di aver avuto leuro a 1.936,27 lire, perché – ha detto Biggeri – quando si pensa a 1 euro, si pensa a 2mila lire. Si tratta di un arrotondamento del 3,2% che, aggiunto al 2,8% dinflazione misurata dallIstat, porta al 6%. In altri Paesi non e stato così”. Certamente, però, “ha influito anche la competitività che da noi è inferiore a quella di altri Paesi europei”.
