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Sul costo del lavoro, vale a dire sul cuneo fiscale, il Parlamento ha mano libera. Una linea già annunciata dal presidente del Consiglio, Enrico Letta, ma che è stata rafforzata nel corso di un pranzo a Palazzo Chigi tra lo stesso premier e il ministro dell’Economia Fabrizio Saccomanni, il ministro dei Rapporti con il Parlamento Dario Franceschini e i viceministri al Tesoro. La palla passa dunque alle Camere, che su questo come su qualsiasi altro tema, potranno modificare la legge di Stabilità a patto di trovare le corrispondenti coperture.
In attesa di capire cosa accadrà durante l’esame parlamentare, intanto i sindacati frenano: la Cisl di Raffaele Bonanni fa sapere che di fronte a modifiche strutturali della legge di Stabilità è pronta a smontare lo sciopero. Più cauti la Cgil e la Uil: “quattro ore di sciopero -afferma Susanna Camusso- sono lo strumento per fare pressione, utile per riuscire a cambiare tutte le misure che non convincono”.
Sul fronte del cuneo, il tema chiave della protesta sindacale, la disponibilità dell’esecutivo è totale: senatori e deputati potranno intervenire attraverso gli emendamenti sulla ripartizione delle risorse non solo per quanto riguarda il capitolo dei lavoratori, ma anche per quanto riguarda quello delle imprese. La legge di Stabilità, a pochi giorni dall’inizio delle votazioni in commissione a Palazzo Madama, è stata inevitabilmente al centro dell’incontro, durante il quale si sarebbe però affrontato anche il nodo privatizzazioni in vista delle decisioni che il governo prenderà entro l’anno anche sulla base del lavoro del comitato ad hoc istituito presso il Tesoro.
Sempre sul tavolo del Governo poi un’altra questione delicata: il rifinanziamento della cassa integrazione. Tra oggi e mercoledì, infatti, dovrebbe tenersi un Consiglio dei Ministri con all’ordine del giorno un decreto legge sulla Finanza locale (comprese alcune misure su Roma) e le risorse per i lavoratori. Ma come sempre resta da superare lo scoglio delle coperture. Tra le ipotesi dei tecnici infatti vi sarebbe anche quella di prevedere un aumento delle accise e degli acconti Irpef, che però resta una strada politicamente impervia.
