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“Lotta senza quartiere contro i paradisi fiscali”. E’ l’impegno che il premier, Enrico Letta, si è assunto di fronte ai dipendenti dell’Agenzia delle Entrate e di Equitalia. Prima di entrare nella sede di Via Cristoforo Colombo, il premier, accompagnato dal ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni, è stato accolto dalle contestazioni di una ventina di lavoratori appartenenti all’Usb pubblico impiego Lazio.
“Gli italiani che hanno portato soldi fuori dall’Italia -ha avvertito Letta parlando ai dipendenti delle Entrate- devono sapere che non è più come cinque anni fa. Il clima internazionale è cambiato. Devono capire che conviene anche a loro riportare i soldi in Italia e pagare quanto devono. Non ci saranno più coperture quelle che hanno consentito di portare fuori dai confini tanta ricchezza prodotta in Italia”.
L’Italia, ha detto, “è un Paese in cui l’economia in nero è quantitativamente importante, distorce la concorrenza e produce inefficienza”. E ha puntato il dito anche contro la “faciloneria” con cui si usano le risorse pubbliche senza verificarne l’uso corretto. Un affondo condiviso dal direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, che ha ricordato che il peggiore avversario dell’amministrazione fiscale non sono tanto gli evasori quanto chi “dilapida il denaro pubblico”. Saccomanni ha espresso forte sostegno ai dipendenti dell’Agenzia e ha sottolineato che è necessario un rapporto civile tra fisco e contribuenti. Il ministro ha annunciato che il suo dicastero in collaborazione con l’Agenzia e la Guardia di Finanza, pubblicherà un libro bianco sulla lotta all’evasione fiscale.
A fornire i numeri della lotta all’evasione è stato lo stesso Befera ricordando che l’attività di recupero fa rientrare nelle casse dello Stato 12,5 miliardi (nel 2007 incassavamo circa 6,5 miliardi) e che ogni euro speso per il funzionamento dell’Agenzia rende allo Stato 4,5 euro mentre nel 2007 ne produceva 2,2. Quanto a Equitalia, Befera ha tenuto a sottolineare l’efficientamento dell’attività di riscossione che “forse è stata una delle cause dell’avversione, talvolta violenta, alla struttura”. Il direttore delle Entrate ha spiegato che da “quando l’attività di riscossione coattiva è stata ricondotta in ambito pubblico gli incassi sono aumentati dai 3,8 miliardi di euro del 2005 agli oltre 7,5 miliardi del 2012”.
