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Un’impresa italiana su tre investe nell’innovazione. Lo scorso anno la percentuale di aziende che ha destinato risorse per l’ammodernamento è stata pari al 33%, con trend di crescita negli ultimi anni. In particolare, sono state le imprese del Nord a segnare il miglior andamento, con una tasso di propensione che tocca il 36% delle aziende totali. Ma se al Centro e Mezzogiorno tale indici scendono di circa 8 punti, è pur vero che proprio in queste regioni si registra il numero più alto di volumi investiti: il saldo tra chi dichiara un aumento degli impieghi e chi una diminuzione risulta infatti al 35% nelle ripartizione centrale e ben al 38% per quanto riguarda il sud.
Nell’analisi redatta dal Centro Studi di Unioncamere viene posto in evidenza anche il tasso di propensione allo sviluppo secondo classe dimensionale. Il primato è detenuto dalle medie imprese con 250-500 dipendenti, mentre le micro segnalano incrementi più elevati (36% il saldo tra aumenti e diminuzioni rispetto al 12% delle medie e al 21% delle piccole).
Uno dei fattori di criticità, spiega una nota, è costituito dalla forte diffusione dell’innovazione di processo (intesa sia come introduzione di nuovi macchinari, sia come sostituzione o ampliamento di quelli già esistenti) e verso l’introduzione o il rinnovamento della dotazione informatica (hardware e software). Soltanto un’impresa su dieci è orientata a intervenire sui prodotti (migliorando o ampliando la gamma esistente) ed una quota decisamente residuale individua nel miglioramento della distribuzione una delle finalità preferenziali degli investimenti realizzati. Nella maggioranza dei casi, insomma, l’impresa italiana ha preferito un modello di innovazione ‘a rimorchio’, adottando mezzi e tecnologie creati da altre imprese, anziché investire sul fronte della ‘ideazione’, anticipando le tendenze e provando ad aggredire nuovi segmenti di mercato con il potenziamento dell’offerta di prodotti/servizi.
Modesta infine l’interazione delle imprese con le strutture di assistenza qualificate. L’Università ed i centri di ricerca sembrano avere un rapporto privilegiato con le grandi aziende, mentre il mondo della media, piccola e micro impresa si rivolge prevalentemente (nel 72% dei casi) agli stessi fornitori di beni strumentali, oppure (nel 19% delle situazioni) alle società esterne di servizi.
