Medie imprese: cresce la fiducia

Per il 2014 il 45% di medie imprese industriali italiane prevede un aumento del fatturato (contro il 38% a consuntivo nel 2013) e il 38% un incremento della produzione (è stato invece il 34% a registrarlo per lo scorso anno). E’ quanto emerge dall’indagine annuale sulle medie imprese industriali italiane condotta dal Centro studi di Unioncamere e dall’Ufficio studi di Mediobanca.

L’indagine copre l’universo delle medie imprese manifatturiere italiane definite nella classe 50-499 dipendenti e 15-330 mln di fatturato. Con l’ultimo censimento, riferito al 2012, sono state individuate 3.463 società che assicurano il 16% circa del valore aggiunto dell’industria manifatturiera italiana, con un’incidenza attorno al 16% delle esportazioni nazionali; la maggiore concentrazione di imprese è nelle aree del Nord Est Centro (49,2% del totale) e in Lombardia (31,3%).

La tassazione delle medie imprese continua ad essere punitiva. Nella media del periodo 2003-2012 il carico fiscale che ha gravato sulle medie imprese con risultato ante imposte positivo si è assestato al 43,7% ovvero circa 11 punti percentuali sopra la media delle grandi imprese (33%). Nel 2012, 759 delle 3463 medie imprese hanno chiuso con un risultato di competenza del gruppo negativo.

La propensione all’export delle medie imprese è decisamente elevata, tanto che la quota di aziende esportatrici ha sfiorato l’83% nel 2013. Per l’anno in corso si conferma l’apporto determinante che le vendite all’estero potranno fornire ai risultati aziendali (gli ordinativi esteri saranno in crescita per il 53% delle imprese, rispetto a un 9% che li attende in calo), mentre l’andamento del mercato interno sarà più debole (solo il 27% di imprese si attende un rialzo degli ordinativi interni rispetto al 2013, contro il 17% di quante che ne prevedono una flessione).

Si conferma, infine, un saldo radicamento al territorio da parte delle medie imprese: oltre il 72% di esse non ha mai considerato di spostare le proprie produzioni all’estero. Tra le motivazioni identificate, quelle che pesano maggiormente su tale scelta sono il chiaro riconoscimento del made in Italy come fattore di vantaggio competitivo delle produzioni sui mercati (nel 36% dei casi) e i legami con il territorio, in termini sia di rapporti di filiera, sia di rapporti con la comunità economica e sociale locale (nel 18% dei casi).