Natalità e mortalità di impresa: soffrono i piccoli

Nei primi tre mesi del 2002 si sono iscritte al Registro delle imprese gestito dalle Camere di Commercio italiane 29.640 nuove imprese artigiane, con un tasso di natalità pari a +2,1%.

Il tasso di crescita, tuttavia, segnala una flessione dello 0,7% a fronte del -0,1% del totale delle imprese artigiane e non. Il risultato è la sintesi di un dinamismo maggiore, rispetto al totale delle imprese, sia in termini di iscrizioni che di cessazioni.

Sono, infatti, circa 39 mila le imprese artigiane cessate nel trimestre, pari ad un tasso di mortalità del 2,8%. Nell’analisi del dato occorre tenere presente il tradizionale addensarsi delle cessazioni nel primo trimestre di ciascun anno. Se confrontato con la dinamica del precedente biennio, infatti, il saldo negativo del 2002 evidenzia un progressivo miglioramento tendenziale della nati-mortalità del comparto artigiano e risulta essere il valore negativo più contenuto degli ultimi tre anni (-9.250 nel primo trimestre del 2001; -11.121 e -10.912, rispettivamente, nel primo trimestre del 2000 e del 2001).

Il saldo complessivo di -9.250 imprese è la sintesi di differenti dinamiche per forma giuridica: migliora sensibilmente il saldo delle società di capitali, pari a 1.188 nuove imprese per un tasso di crescita del 19,7%; le flessioni principali si concentrano tra le ditte individuali (-8.963 unità con un tasso del -0,8%) e le società di persona (-1.509 unità, -0,5%). Sebbene il peso delle società di capitale rimanga marginale, sembra quindi incrementarsi la tendenza delle imprese artigiane ad organizzarsi secondo forme giuridiche e modelli organizzativi più articolati.