Cerca un articolo nell'archivio >
Anche l’Italia conoscerà gli effetti della decelerazione delleconomia mondiale, secondo Bruxelles, ma la loro entità sarà minore rispetto a precedenti crisi come quella asiatica. Il rallentamento previsto per lItalia sarà in ogni caso di dimensioni inferiori di quello della Germania, destinata a diventare nel 2001 il Paese a crescita più lenta dellUe (+2,2% contro il 2,8% stimato dalla Commissione Ue a novembre).
Quidi, rallentamento prima e accelerazione poi per leconomia italiana. La crescita -secondo le previsioni della Commissione europea- scenderà al 2,5% nel 2001 (dal 2,9% del 2000) per risalire al 2,7% nel 2002, mentre lindice armonizzato dei prezzi al consumo si attesterà in media sul 2,2% nellanno in corso e sull1,9% nel prossimo.
Le esportazioni subiranno un certo rallentamento, al quale farà riscontro anche sul fronte domestico una moderazione della domanda, con i consumi delle famiglie in aumento moderato (+2,6% contro il +2,9% del 2000) “a dispetto dellimpatto espansivo dei tagli fiscali contenuti nella Finanziaria”. Loccupazione salirà ancora, sia pure ad un ritmo piuttosto modesto (+1,3%) e la disoccupazione continuerà a scendere: dal 10,2% del 2000 al 9,8% del 2001, al 9,3% del 2002.
Sul fronte dellinflazione, la Commissione ha lasciato praticamente inalterate le stime di novembre e prevede un graduale rientro dei prezzi al consumo. Lindice armonizzato (che è diverso da quello usato sul piano nazionale) scenderà in media danno dal 2,6% del 2000 al 2,2% di questanno e all1,9% del 2002. LItalia resterà dunque quasi perfettamente allineata sulla media di Eurolandia, per cui sono previsti valori rispettivamente del 2,2% nel 2001 e dell1,8% nel 2002.
