Le PMI faticano a pagare i fornitori

Il calo della domanda, i ritardi nei pagamenti della Pubblica Amministrazione, il peso delle tasse. Gli incassi delle piccole imprese italiane si contraggono per gli effetti della crisi e la conseguenza è che saltano le scadenze e non vengono rispettati i contratti, a partire da quelli fra le imprese: fornitori non pagati, pagamenti rimandati, debiti che si accumulano.

E’ il quadro che emerge da un’indagine di Adnkronos su un campione di oltre mille piccole imprese distribuite su tutto il territorio: due su tre (il 65%) dichiara di essere in ritardo con un pagamento e di non aver onorato almeno un contratto nell’ultimo anno. L’85% è stata costretta a fare almeno una transazione, nei panni del creditore o del debitore, per risolvere un contenzioso altrimenti destinato alle vie giudiziarie. La crisi, in sostanza, ha reso quasi una prassi il ritardato o addirittura mancato pagamento tra le imprese, abbassando in maniera sensibile il tasso di affidabilità piena dei contratti che, secondo i dati raccolti, è sceso sotto il 40%.

La scarsa affidabilità ha inciso sui volumi del credito commerciale, che sono segnalati in costante calo. Come evidenzia il rapporto Cerved 2014, fino al secondo trimestre del 2014 si sono ridotti i mancati pagamenti, i ritardi rispetto alle scadenze pattuite con i fornitori e i tempi complessivi di attesa per la liquidazione delle fatture. Ma questo miglioramento è coinciso con una riduzione del credito commerciale erogato dai fornitori, con tagli soprattutto alle controparti più rischiose o con un irrigidimento dei termini.

Non sono state solo le banche ad operare una selezione del credito in base alla rischiosità delle controparti ma anche le imprese nell’erogazione dei fidi commerciali: secondo i dati di Payline, nel 2013 il credito commerciale si è ridotto di 2,7 punti percentuali, ma non tra le società più affidabili, che hanno invece ottenuto un aumento dei fidi del 4,5% rispetto all’anno precedente.

A fronte della generale tenuta dei bilanci, in sostanza, le negative condizioni macroeconomiche hanno aumentato il rischio medio di insolvenza delle Pmi: a parità di qualità del bilancio, si è innalzata la probabilità di default. Secondo le stime realizzate da Cerved, i tassi di ingresso in sofferenza delle Pmi risultano su livelli storicamente elevati.