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“Dobbiamo guardare senza preconcetti a una stagione di nuova politica industriale, che non sceglie chi deve fare cosa, ma individua le traiettorie dello sviluppo globale e orienta in modo non dirigistico, ma condiviso, la scelta della domanda e dell’offerta”. Per il presidente di Confindustria Giorgio Squinzi, intervenuto al seminario del Centro Studi, “è un grande impegno cui verremo chiamati nei prossimi mesi, e di cui dovrebbe farsi carico il semestre di presidenza italiana dell’Ue”.
La mappa sulle perdite di posti di lavoro e di unità produttive è pesante, ma assolutamente realistica. “Senza un manifatturiero in salute e con un ruolo centrale nei processi dell’economia -ha continuato Squinzi- non ci può essere crescita, e senza crescita è impossibile generare lavoro. Il lavoro è la nostra assoluta priorità, deve orientare tutte le nostre azioni, le nostre scelte, le nostre decisioni a livelli di imprese, di Confindustria, di Governo, e di istituzioni europee. Possiamo e dobbiamo costruire il nostro futuro. Ma serve un salto di mentalità, una svolta chiara e decisa. Mi pare che si stanno creando le condizioni per tale svolta”.
“Sono convintissimo delle grandi potenzialità del nostro Paese, della forza della nostra industria, della sua capacità di rinnovarsi e cambiare -conclude Squinzi- sta a tutti noi, ciascuno per il ruolo e la parte che gli compete, lavorare verso lo stesso obiettivo: uscire dalla crisi più preparati e saldi nell’affrontare le sfide e le opportunità che sono davanti a noi”.
