Costruzioni: crisi senza fine

Per le costruzioni è crisi profonda: nel 2012 persi 81.309 occupati e 61.844 imprese. E in Italia i mutui casa sono i più cari d’Europa e le compravendite immobiliari sono scese del 25,8%. Si tratta di un quadro sempre più cupo, costellato da segni negativi, quello che caratterizza il settore delle costruzioni. La conferma arriva da un rapporto di Anaepa Confartigianato -l’Associazione dei costruttori aderenti alla Confederazione- che ‘fotografa’ gli effetti della crisi su famiglie e imprese.

Per le aziende il 2012 è stato un annus horribilis: il settore delle costruzioni, che conta 894.028 aziende, ne ha perse 61.844, con un saldo negativo dell’1,88%. Non è andata meglio per le imprese artigiane, che rappresentano la fetta più consistente delle costruzioni: 571.336 aziende, vale a dire il 63,9% del totale. Le imprese edili sono strette in una morsa fatta di scarso credito bancario e di tempi di pagamento sempre più lunghi. A novembre 2012 lo stock di credito erogato alle aziende delle costruzioni è in calo del 7,6% rispetto a novembre 2011. E i tempi di pagamento da parte dei committenti pubblici e privati si attestano su una media di 180 giorni, vale a dire 115 giorni in più rispetto alla media dei Paesi europei.

Non meno preoccupanti le ripercussioni sull’occupazione: lo scorso anno il settore costruzioni ha perso 81.309 addetti, con una variazione negativa del 4,6%. Di questi, 69.055 erano lavoratori dipendenti e 12.255 titolari e collaboratori.
Ancora più negativo il trend della produzione: -16,2% nel corso del 2012, un crollo tre volte più intenso rispetto alla media europea (-5,6%).

 

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