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Dei 400 miliardi di debito da tagliare, dice il piano messo a punto da Brunetta, 100 deriverebbero dalla vendita di beni pubblici per 15-20 miliardi l’anno. Verrebbe infatti individuata una porzione di beni patrimoniali e diritti dello Stato, a livello centrale e periferico, disponibili e non strategici, e venduta a una società di diritto privato di nuova costituzione partecipata principalmente da banche, assicurazioni, fondazioni bancarie ed altri soggetti.
Letta e Saccomanni ovviamente conoscono queste proposte, ma intendono procedere con estrema cautela. La prudenza, se non lo scetticismo del Tesoro, poggiano su numerosi fattori verificati.
Saccomanni, assicurano comunque al Tesoro, è al lavoro sul dossier. La prima richiesta del ministro agli uffici è stata di avere una stima il più possibile attendibile di quanto veramente si potrebbe collocare sul mercato. Solo a quel punto si potranno vedere gli spazi per una terapia d’urto sul debito. Del resto, i precedenti non sono incoraggianti.
E´da una ventina d’anni che lo Stato non riesce a vendere le caserme dismesse e non mancano gli esempi di immobili venduti e che poi l’amministrazione ha dovuto ricomprare a un prezzo superiore per non pagare più affitti esosi. Infine, negli anni Novanta lo Stato incassò circa 200 mila miliardi di lire in seguito a un vasto programma di privatizzazioni, ma il debito pubblico non è stato piegato.



