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Malgrado qualche segnale incoraggiante, per le imprese è ancora emergenza. La condizione di molte imprese è ancora critica: il 31,5% si trova in una fase di ridimensionamento, il 52,1% di stazionarietà, il 16,4% è in crescita. E il saldo occupazionale degli ultimi anni è stato certamente negativo: il 33,6% delle aziende ha diminuito i livelli occupazionali, il 20,2% li ha aumentati e il 46,2% li ha mantenuti invariati. Ma il dato più rilevante è che una buona parte del tessuto produttivo ha avviato processi di riorganizzazione che hanno messo al centro la valorizzazione delle competenze dei lavoratori. È la fotografia che emerge dall’indagine del Censis realizzata per il Ministero del lavoro e delle politiche sociali per individuare le reazioni delle imprese italiane alla crisi.
Solo il 21,4% delle aziende con oltre 20 addetti è rimasto inerte, ma la maggioranza, pari al 78,6%, ha cercato di intervenire con iniziative di innovazione strutturale, con la creazione di nuovi prodotti e servizi (49,1%) o l’introduzione di nuove tecnologie funzionali al miglioramento dei processi di lavoro (45,1%).I tentativi di innovazione si sono accompagnati in molti casi all’avvio di un processo di ristrutturazione aziendale, spesso doloroso. Si registra, però, anche una discreta attenzione per la formazione e l’aggiornamento professionale. Un quarto delle aziende (26,9%) è ricorso a interventi di riconversione del personale, due terzi (66,4%) hanno promosso attività interne di aggiornamento e formazione: il 36,2% tramite formatori o consulenti che hanno organizzato attività interne, il 23,8% con la partecipazione a fiere, il 20% tramite scambi con fornitori e clienti.
Da un lato, emerge una logica di tipo difensivo da parte di quelle aziende che vivono una fase di ridimensionamento e per le quali la riorganizzazione rappresenta l’ultima chance di sopravvivenza. All’estremo opposto, vi è invece un modello di riorganizzazione aziendale che segue una logica molto più spinta e aggressiva, che riguarda però solo l’8% delle aziende. In questo caso la riorganizzazione segue un percorso di forte innovazione nel rapporto con il mercato, nella definizione dei prodotti e dei processi, nell’applicazione delle tecnologie. In queste realtà l’occupazione cresce. Emerge con chiarezza la forte spinta data all’innovazione dall’avvio dei processi di internazionalizzazione. Le aziende presenti all’estero con propri prodotti, stabilimenti e punti vendita (il 43,7% delle imprese interpellate) sono quelle che presentano i più alti livelli di innovazione.



