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Al di là dei numeri (buoni nonostante la situazione generale) e al di là delle tendenze riguardanti il nostro settore (che potete leggere nei servizi all’interno di Colore & Hobby), l’edizione appena conclusa a Milano di MADE Expo ribadisce il ruolo centrale delle manifestazioni fieristiche nelle dinamiche e nelle relazioni che regolano la vita della filiera.
Anticipatrici di tendenze, ambiti di riferimento per i rapporti commerciali, vetrine declinate su segmenti e target specifici, contenitori che gli espositori e i visitatori riempiono di contenuti e di appetibilità, le fiere attraversano un momento delicato ma è difficile sostenere che si possa farne a meno. Di MADE expo, certo, che si conferma l’evento più importante in Italia e tra i più accreditati in Europa per quanto riguarda l’edilizia, l’architettura e il design, ma anche delle manifestazioni più locali, magari pensate per target specifici -consumatori, artigiani, committenza, professionisti-: ognuna con la propria periodicità, il proprio bacino di attrattività, la propria offerta merceologica, la propria localizzazione fissa o itinerante.
Girare per i padiglioni di MADE expo è stato molto istruttivo: malgrado i dubbi avanzati in precedenza sulla partecipazione, a dispetto dello scettiscismo per la situazione economica generale tutt’altro che favorevole, nonostante le perplessità di tutti i generi che sempre accompagnano gli eventi, la fiera è stata di ottimo livello, sia per la qualità e la varietà dei prodotti esposti, che per la frequenza incessante in tutte le giornate. E i visi soddisfatti degli espositori sono la certificazione della valenza della formula, che unisce l’aspetto relazionale a quello commerciale.
Non si vive di sole fiere, questo è certo. Ma, forse, utilizzando quelle che ci sono si vive -commercialmente- meglio. Con buona pace degli scettici e degli assenti.



