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Sono più di vent’anni che visito il Farbe, a Monaco e Colonia, e a tutti gli appuntamenti, pur ormai preparata alla riconosciuta teatralità dell’esposizione, riesco ad essere sbalordita da questa fiera che, anche nell’era del 3.0, conserva un fascino diviso a metà tra la condivisa e genuina festa popolare e l’importante e imperdibile evento che traccia la strada del settore per i prossimi anni a venire.
Sì, perché il segreto di Farbe è proprio questo: il suo essere dicotomico, con un’anima popolare e corporativa e una autorevole e global.
Insomma, anche quest’anno, un 2016 figlio di un contesto complicato in termini economici, politici e sociali, la sensazione di stupore non è venuta a mancare.
Girando per i padiglioni ho cercato di capire quale sia l’alchimia che genera quest’aura speciale ed è proprio il rigoroso passeggio tra gli stand -una pratica che i miei mentori mi hanno insegnato fin dalla prima fiera- che mi ha consentito di cogliere, insieme, gli highlights del comparto e lo spirito della festa.
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