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La proprietà di indurire rapidamente anche nell’acqua è la principale caratteristica che contraddistingue i materiali cementizi impiegati nell’edilizia. In epoca moderna, i primi tentativi di produrre il cemento risalgono al Settecento, grazie alle scoperte di Smeaton e, in seguito, di Parker, circa le particolari proprietà di presa rapida di alcune pietre calcaree argillose, opportunamente calcinate.
Ma solo al 1824 si può fare risalire l’inizio della produzione del cemento, inteso nel senso che conosciamo, quando l’inglese Joseph Aspdin brevettò il Portland, una polvere finissima ottenuta dalla cottura e dalla successiva macinazione di una miscela di calcari e sostanze argillose, che impastata con l’acqua dava luogo, in breve tempo, a una massa dura molto simile, appunto, alla pietra dell’isola di Portland.
Il cemento Portland, definito anche cemento idraulico normale, è il tipo più diffusamente utilizzato nelle opere edili. La versione naturale, ottenuta dalla cottura a temperatura elevata (1400-1500 °C) di una miscela di marne naturali, ossia di pietre calcaree che contengono percentuali idonee di silice, allumina e ossidi di ferro e dalla successiva macinazione del ‘clinker’ prodotto, è oggi quasi integralmente sostituita dal Portland artificiale, che viene realizzato in modo analogo ma partendo da una miscela di calcare e argilla.
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