Cerca un articolo nell'archivio >
Le fiere del nostro settore stanno vivendo un momento a dir poco delicato, e malgrado tutti affermino che sarebbe indispensabile organizzare un’esposizione rappresentativa, la realtà dei fatti dimostra che oggi non ci sono le condizioni per attuare questo proposito: troppo onerosa la presenza a certe manifestazioni, troppo evasivi i contenuti di altre; troppo frequenti le date proposte da alcuni enti fieristici, troppo statica l’organizzazione di quelli che non prevedono l’itineranza; troppo di tutto insomma.
E se invece il problema non fosse di “troppo” ma di “poco”? Se, semplicemente, ci fosse poca voglia da parte degli attori del mercato -industrie e associazioni di categoria, comprese quelle degli artigiani e dei rivenditori- di sedersi attorno ad un tavolo e decidere tutti insieme quale sarebbe il modello migliore e più efficace di fiera?
La realtà è che oggi si tende a rovesciare la prospettiva, chiedendo agli organizzatori delle fiere di proporre contenuti attrattivi per il loro evento, dimenticandosi tuttavia che il valore aggiunto in una manifestazione commerciale lo crea l’espositore, e quindi non serve chissà quanta altra attività collaterale: forse partendo da questa riflessione non sarebbe difficile elaborare un progetto condiviso, e ancora più facile sarebbe avviare una partnership con un ente fiera per organizzarlo.
Grande o piccolo, fisso o itinerante, frequente o saltuario, con presenza diretta o con stand dei rivenditori, con o senza dimostrazioni, questi sono solo i dettagli di un evento… l’importante è capire che una manifestazione per essere di successo deve essere rappresentativa degli operatori del settore e non di un ente fiera. Perché non essere artefici del proprio successo?



