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Nel 2016 la chimica a livello globale ha segnato una crescita moderata di poco superiore al 2%. Il dato è di poco inferiore a quello dell’anno precedente (2,6%) e ai tassi pre-crisi (3,3%). Prevista per il 2017 una leggera accelerazione (+2,8%).
Per la chimica europea le sfide maggiori riguardano soprattutto il forte divario di costi rispetto a USA e Medio Oriente. In un contesto generale di forte incertezza e bassa crescita, la produzione chimica in Italia ha proseguito lungo un cammino di moderato recupero, segnato da un andamento fortemente altalenante connesso alla fiducia, alle aspettative e quindi alle modalità di acquisto dei settori clienti. Nel corso del 2016 la domanda interna è cresciuta: alla robusta performance di auto e componenti si è affiancata quella di farmaceutica e gomma-plastica. Anche il mobile ha dato segni di ripresa e si sono visti i segnali di una fine della caduta delle costruzioni, ma restano in difficoltà gli elettrodomestici. Nonostante la debolezza del commercio mondiale, l’export chimico italiano ha mostrato un aumento di volumi: la miglior performance in Europa dopo la Spagna.
Al di là di casi isolati, il settore sembra non accusare i colpi di una crisi strutturale, pur subendo quella dei settori clienti, i cui crediti in sofferenza gravano sulle imprese chimiche. Tutto ciò in un contesto oggettivamente difficile per le produzioni italiane, determinato da un elevato costo dell’energia, dai numerosi vincoli burocratici e dalla logistica. Ciò significa grande capacità delle imprese di “fare bene chimica” in Italia grazie a un mix di qualità, innovazione, flessibilità e capacità di gestione dei processi produttivi.




