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Scosse dalla crisi, indeboliti dalla crisi del sistema e dei consumi, arrabbiate per le difficoltà legate al credito ma combattive, decise a non arrendersi, stimolate dai pochi segnali di ripresa a fare sempre più e sempre meglio. Le industrie italiane sono consapevoli delle difficoltà e ascoltano senza troppe illusioni i deboli vagiti di una ripartenza che pare non arrivare mai.
I primi mesi dell’anno sono stati meglio del 2013, anzi: il primo trimestre è stato decisamente meglio, ma sono bastati i rallentamenti di maggio e giugno per raffreddare gli entusiasmi, per ricordare che l’uscita dal buio tunnel della crisi non è poi così vicina.
Per contro, rispetto all’anno scorso o a due anni fa, le aziende hanno decisamente imparato a gestire la crisi, la discontinuità nella programmazione degli ordini, il disorientamento di fronte a clienti distributori costretti a chiudere. E sono meno disposte a ‘subire’. In particolare, sembrano decise a non cedere sulla gestione del credito, rilanciano sulla proposta di prodotti nuovi, problem solving o innovativi, si organizzano per cercare eventualmente all’estero quelle opportunità che a volte sembrano mancare in Italia.
Ci sono, insomma, e tendono la mano ad una distribuzione che stenta invece a ritrovare se stessa, stretta tra le regole imposte dai fornitori e dallo Stato e una clientela di artigiani che, invece, di regole e imposizioni ne vorrebbe meno.
Ecco la parola alle industrie, che ringraziamo per le risposte e le riflessioni che hanno condiviso con noi.
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