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Se in tutta Italia e in parte dell’Europa la crisi non può dirsi superata, in meridione ha assunto dimensioni di vera preoccupazione, tra flessione dell’attività industriale, crollo di quella edilizia, difficoltà nel credito e nuova emigrazione. L’ultimo Rapporto Svimez sull’economia del Mezzogiorno rivela lo stato di profondo disagio del sud Italia.
Pur con qualche segnale di rallentamento verso la fine del 2013 e in questo inizio di 2014, per tutto il 2012 la crisi ha continuato il suo corso. Se, infatti, sono state quelle dei Paesi emergenti (Cina, India, Brasile e Russia) le economie più dinamiche, il Pil europeo è sceso dello 0,3%, con flessioni più pesanti in Grecia (-6,4%), Portogallo (-3,2%), e Spagna (-1,4%). Tra le principali economie industrializzate, principalmente per effetto della crisi di competitività che la colpisce da oltre dieci anni, l’Italia è fra le più lente a recuperare: nel 2012 il Pil nazionale è sceso del 2,4%, e negli ultimi dieci anni, dal 2001 al 2012, è cresciuto dell’1,6% medio annuo, rispetto al 14% della Francia, il 14,3% della Germania, il 21,2% della Spagna. E il Mezzogiorno?
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